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Rigassificatore Olt, la lunga attesa

DUBAI – Dovrebbe finalmente sbloccarsi il contenzioso tra la Olt Offshore LNG e il cantiere navale di Dubai su tempi e costi di trasformazione della “Golar Frost”, la gasiera destinata a diventare terminale galleggiante davanti a Livorno.

Acquistata a metà del 2008 e trasferita a Dubai con un contratto di lavori di adattamento con la Saipem, la nave è ben presto entrata nel tunnel dei ritardi, sia per le forniture specifiche che per gli adattamenti. Ne è nato un contenzioso legale che dovrebbe essersi chiuso in questi giorni, ma che ha portato a quasi due anni di ritardo nella consegna del terminale.

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In sostanza, mentre il gasdotto sottomarino è stato completato fino all’allacciamento con la rete del metano lungocosta, la nave non potrà arrivare prima della prossima primavera. E considerati i tempi di sperimentazione, messa a punto eccetera, il terminale di rigassificazione non potrà operare commercialmente che dopo la prossima estate, ammesso che tutto vada come previsto e non insorgano ulteriori problemi.

Non sono pochi i danni economici che i ritardi hanno portato alla società. La “Golar Frost” è costata di solo acquisto 231 milioni di dollari (del 2008) grazie a un finanziamento di 185 milioni di dollari del gruppo Unicredit. Allora era stato annunciato che la piattaforma sarebbe entrata regolarmente in servizio nella prima metà del 2011, con una portata di 4 miliardi di metri cubi di metano all’anno, equivalente al 5% del fabbisogno nazionale. Nel frattempo è scoppiata la crisi mondiale e indipendentemente da questa le rivoluzioni nel nord Africa hanno portato a una riduzione netta delle forniture di metano dai paesi del Maghreb, con la necessità di diversificare le fonti; una necessità che avrebbe fatto la fortuna della Olt Offshore LNG se fosse stata in funzione la piattaforma.

Con il senno del poi ci si interroga anche sulla opportunità o meno della scelta del cantiere di Dubai per la trasformazione. Anche perché secondo gli osservatori, cantieri del genere sono validi per costruzioni e riparazioni navali che non siano particolarmente sofisticate: e invece la trasformazione della “Golar Frost” si è rivelata un’operazione estremamente complessa. Significativa a questo proposito una recente analisi apparsa sul quotidiano genovese “Il Secolo XIX” a firma di Giorgio Carozzi, con la quale si evidenzia come l’alta specializzazione dei cantieri liguri – in particolare di Sestri Ponente, oggi in pesante crisi di ordinativi – potrebbe essere indirizzata proprio alla costruzione e trasformazione di navi gasiere e di terminali galleggianti per le stesse. Una scelta che però sembra collidere con le indicazioni del piano regolatore locale, poco interessato alla cantieristica navale e illuso invece sulle riparazioni navali, che in Italia non potranno mai avere costi competitivi con i distretti ultra-specializzati da anni come quelli turchi, maltesi e anche greci.

Un’analisi, quella sulle riparazioni navali, che tocca da vicino anche il dibattito in corso a Livorno per l’eventuale ripristino del superbacino di carenaggio da 350 metri, oggi obsoleto e per di più inserito nel comparto dello yachting di lusso dei cantieri Benetti, con il rischio di entrare in collisione con lo stesso. Mentre per molti il superbacino dovrebbe diventare uno splendido “porto delle crociere” con quattro accosti da oltre 300 metri, una stazione di accoglienza totalmente nuova (che l’Autorità Portuale e la Porto 2000 vorrebbero invece sull’Alto Fondale, in aperto scontro con i portuali della Cilp) e finalmente una netta separazione tra gli itinerari dei turisti e quelli delle merci del porto commerciale. Una tematica sulla quale è appena iniziato un (difficile) confronto tra Autorità Portuale, Porto 2000, sindacati e cantiere Azimut/Benetti.

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Pubblicato il
2 Novembre 2011

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