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Eolico sul mare, Pisa dice di no

AOSTA – Loro, gli amministratori della Seva Srl, sono rimasti di sale: hanno proposto un investimento di 342 milioni di euro per istallare al largo della costa pisana 38 aerogeneratori (eliche mosse dal vento) che darebbero energia totalmente pulita a 134 mila famiglie. E i sindaci di due paesetti costieri (Vecchiano e San Giuliano) più il sindaco di Pisa, si stanno mettendo di traverso perché l’impianto danneggerebbe il turismo nautico. Alla fine il più ragionevole di tutti si è dimostrato Ermete Realacci, responsabile toscano per il Pd delle “Green economy” e immarcescibile ambientalista. “L’eolico è una delle migliori alternative ai combustibili fossili – ha detto – e non bisogna essere contrari a priori, per quanto gli impianti debbano essere concordati con il territorio”.

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Per il momento il “niet” alla Seva (Società Energia Valle d’Aosta) è ancora ufficioso, espresso più con dichiarazioni personali dei sindaci che attraverso atti amministrativi formali. Ma si comincia male. Eppure c’è ormai mezzo mondo che raccoglie energia dal vento senza drammi né traumi turistici: dagli immensi parchi lungo le coste della Danimarca e dell’Australia, agli ormai antichi pilastri che punteggiano Capo Corso – quelli si, rumorosi e impattanti perché di prima generazione: ma ci sono e restano, perché l’energia prodotta è preziosa per l’isola – ai tanti che si vedono nelle campagne di mezz’Italia, compresa la civilissima Toscana. E l’assurdo va oltre: fino al “niet” alle pale eoliche in isole che sono costrette ad avere energia elettrica da motori diesel (che consumano e inquinano) o addirittura nei porti, che in fatto di inquinamento certo non scherzano. E non serve agitare lo spettro di possibili infiltrazioni mafiose nel business delle pale eoliche: se ci sono state (o ci sono) non sono diverse da quelle abbondantemente provate su autostrade, sanità, trasporti, edilizia. Che non per questo sono bandite dall’economia reale.

La Seva, dicono ad Aosta, spera ancora che la sua proposta venga riconsiderata ed accettata. In caso contrario, l’investimento andrà probabilmente all’estero; dove si guarda alla Luna, e non al dito che la indica.

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Pubblicato il
19 Ottobre 2011

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