Personaggi in cerca di autore
LIVORNO – Nelle cronache di questi giorni, il porto di Livorno e le sue varie componenti sembrano i protagonisti delle tragedie greche: dove appena si presentava l’araldo per dare notizie dal palcoscenico, il pubblico poteva già mettersi a piangere prima che aprisse bocca.
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Va bene, esagero un po’. Ma bisogna capire se da una parte l’inaugurazione del “Reefer” dei portuali – con l’orgogliosa riaffermazione da parte di Enzo Raugei che tutto è stato fatto con le forze degli imprenditori livornesi (e ovviamente dei leasing bancari) – e dall’altra la due giorni dell’Autorità portuale di Gallanti su “Livorno porto gateway tra Mediterraneo del nord e del sud”, siano sufficienti a delineare una stagione nuova, un “new deal” come dicevano un tempo gli economisti, per il primo porto della Toscana.
In sede di commento, dopo qualche giorno dai fatti, vorrei provare a distinguere – come si diceva – il grano dalla pula, la sostanza dalle pur pregevoli chiacchiere. Mi volete seguire? Andiamo per personaggi.
Enrico Rossi
Il presidente della Regione Toscana ha fatto ai portuali un indubbio piacere partecipando all’inaugurazione del “Reefer”. Però la sonora sculacciata che ha dato alla portualità in toto è stata bruciante. In stretta sintesi: smettetela di litigare tra voi, abbandonate le varie guerre dei “pollai” in porto e presentatevi a Firenze con un patto “socio-istituzionale” che sposti la concorrenza da dentro a fuori del porto. E se sarà così – ha promesso Rossi – la Regione sarà disponibile a finanziare anche assai più di quanto ha fatto fino ad oggi (riferimento ai 51 milioni per la foce armata dello Scolmatore e ai 10 dei dragaggi in Darsena Toscana). Commento: è sembrato a tutti un significativo “assist” alla linea del presidente dell’Authority Giuliano Gallanti, ma a parte l’iniziale bruciore della sculacciata, non sembra che abbia avuto qualche risultato, perché sulla linea suggerita da Rossi per il “patto” nessuno ad oggi (istituzioni, sindacato, la stessa Autorità Portuale) si è mosso concretamente. Anzi c’è stato chi, come Vladimiro Mannocci del consiglio della Cilp, ha risposto papale papale che le soluzioni per il porto vanno cercate insieme agli imprenditori (di cui la Cilp si sente parte) e non possono essere calate dall’alto: chiaro riferimento alla guerra già in corso per i magazzini Taf che l’Authority e la Porto 2000 vorrebbero trasformare in stazione crociere per Msc e la Cilp vuole invece tenere per i forestali.
Altero Matteoli
Dopo una lunga eclissi locale, il ministro livornese è tornato a farsi vedere dagli imprenditori portuali, sia pure fuori dal porto, con una cena allargata da Beppino della “Barcarola” (location storica delle cene importanti sia dell’economia che della politica). Pura coincidenza o scelta voluta il fatto che nello stesso giorno si svolgesse al Lem il convegno della Port Authority cui ha partecipato il suo sottosegretario Bartolomeo Giachino? Piuttosto incazzato, per la verità, sia perché ha dovuto fare una “tirata” in auto da Torino dove aveva accompagnato a scuola il figlio, sia perché gli hanno anticipato la firma del protocollo con il Marocco che era la vera ragione della sua presenza. E sull’incazzatura ci hanno messo un carico da 40 il presidente di Assoporti Francesco Nerli e il vicepresidente di Confindustria Cesare Trevisani attaccando duramente il governo.
Ad analizzare le parole dette da Matteoli agli imprenditori portuali alla Barcarola, si dovrebbe però desumere che il ministro stia perseverando nella sua politica della “foglia d’olivo” della pace prima di tutto con la Regione, poi con la stessa Autorità Portuale di Gallanti. Ai presenti – tra i più significativi Luciano Canepa, Federico Barbera, Roberto Alberti, Francesco Semino, Aldo Spinelli, Alessandro Giannini – Matteoli ha tessuto le lodi del prossimo segretario generale dell’Authority Massimo Provinciali, definendo un funzionario capace, determinato e corretto. Pare che abbia anche riconosciuto di averlo sottovalutato quando, appena ministro, lo trasferì abbastanza brutalmente dalla direzione generale dei porti. Un dettaglio significativo: Matteoli ha chiesto come Rossi una maggior coesione dentro il porto, senza arrivare al “patto” chiesto dal presidente della Regione, ma riferendosi all’utilità di un asse per il porto tra Authority, Regione e ministero. Altrettanto significativo il “non possumus” di Matteoli sui dragaggi sollecitati: ha ammesso di aver fatto e di star facendo il possibile per accelerare nuove e più veloci normative, ma che le decisioni spettano alla collega Prestigiacomo. Con la quale – è cosa nota e ribadita – Matteoli non ha alcun rapporto amichevole, anzi.
Insomma, l’ottimismo di Gallanti su prossime velocizzazioni degli iter di dragaggi non sembra condiviso dal ministro.
Francesco Nerli
Nella sua partecipazione al seminario su “Livorno Gateway”, il presidente di Assoporti è sembrato molto tranquillo in merito alla fronda interna. Nerli ovviamente è un ottimo politico e sa vendere bene la pelle dell’orso: ma la non curanza con cui ci ha liquidato la suddetta fronda (“Si è già sgonfiata, hic manebimus optime”) sembra significativa di una ritrovata compattezza almeno con i porti di sinistra. Dicono che a un recente incontro a Bari – per serrare le fila su Mariani & C. – abbiano partecipato anche presidenti come Gallanti che non molto tempo fa avevano definito Assoporti “inutile”. Nerli ha saputo giocare, nell’incontro livornese, una carta che ha sparigliato: nel criticare l’atteggiamento totalmente inconcludente del governo sulla portualità italiana, ha preso come riferimento positivo – sposandola in toto – la proposta di Matteoli sull’autonomia finanziaria e sulle infrastrutture portuali che fu stoppata dal “niet” di Tremonti. Se di tatticismo si è trattato, tanto di cappello. Per ora Nerli continua a galleggiare.
Giuliano Gallanti
E’ arrivato sugli scudi delle istituzioni (sia locali che regionali), ha preannunciato una rivoluzione organizzativa all’interno del porto attaccando con inusuale durezza anche posizioni di potere storiche (portuali, sindacato Cgil, Sintermar della triarchia più forte del porto), ma con il passare dei mesi si è trovato con il fianco scoperto sui problemi locali più urgenti, molti dei quali evidentemente gli sono stati riferiti in modo incompleto o sbagliato. Tanto che è montata una contestazione sempre più dura, sfociata negli “appelli” sulla stampa sottoscritti da imprenditori, sindacati (la Cgil ha minacciato lo stato di agitazione permanente) organizzazioni. Attaccato duramente, in particolare, il Gallanti-pensiero che nega la legittimità della concorrenza interna nel porto, a favore di un “patto” per fare concorrenza agli altri porti. Ma Gallanti, per il suo parlar chiaro e a volte urticante e per le scelte autonome sul segretario generale piuttosto che sul rispetto dei “riti” interni all’Authority – s’è fatto già parecchi nemici, a torto o a ragione: i portuali, la Cgil, l’interporto “Vespucci” (snobbato a favore di Bologna) il collega presidente di Piombino Luciano Guerrieri (che conta assai più della dimensione del suo porto, essendo cerniera importante con il ministro Matteoli di cui è amico) e ultimamente anche il Pd e il sindaco di Livorno, per gli schiaffi in faccia sul segretario generale. In compenso sembra avere dalla sua il presidente della Regione Rossi, il presidente della Provincia Kutufà e – impressione confermata solo da sfumature: come peraltro accade sempre con questo personaggio – l’imprenditore portuale Piero Neri, che forse è tra i pochi a ragionare in termini di visione allargata. All’interno dell’Authority Gallanti starebbe recuperando un funzionario tra i più capaci, che era stato relegato in…cantina dal suo predecessore: l’avvocato Matteo Paroli, molto vicino a Canepa e allo stesso Matteoli. Ma il quadro è ancora fluido e si chiarirà – se si chiarirà – solo con l’arrivo di Provinciali; e specialmente con quello di Carena entro fine anno. Un arrivo, questo ultimo, che dimostrerà chi ha vinto il braccio di ferro tra istituzioni livornesi, Pd e portuali da una parte e lo stesso Gallanti dall’altra. Della serie: venghino signori venghino, che c’è ancora tanto da vedere. O forse, da piangere?
Antonio Fulvi
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