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E lo tsunami non affoga solo il nucleare

ROMA – Energie rinnovabili, è una promessa, è una speranza o soltanto un’illusione? La catastrofe in Giappone, dove alcune obsolete centrali nucleari – ancora ad acqua bollente – sono state messe ko dallo tsunami, ha rilanciato con prepotenza il fronte internazionale del no all’energia dall’atomo.

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Anche Marevivo ha diramato una nota di richiamo alla tragedia, e al fatto che ancor oggi – a due settimane dall’evento – non si è riusciti a imbrigliare totalmente il mostro scatenato con le radiazioni. Come di consueto, l’Italia che ha festeggiato la sua unità proprio in questi giorni, si conferma di fatto profondamente divisa: da una parte il governo (con il ministro dell’Ambiente in primo piano per il si al nucleare, sia pure nella versione più moderna e potenzialmente sicura) dall’altra lo sciame multicolore di chi il nucleare italiano proprio non lo vuole, dimentico del fatto che siamo letteralmente circondati da centrali francesi, tedesche, slovene eccetera, e che paghiamo ogni giorno l’energia cifre spropositate proprio per questo nostro “niet”.

Rimane il dato di fatto che nemmeno sulle energie rinnovabili c’è fronte unanime. Il caso del progetto Enel della Capraia, dove la Soprintendenza alle Belle Arti ha di fatto bloccato tutto per anni perché non vuole i pannelli solari sui tetti delle vecchie case (peraltro tutte ricostruite durante il boom delle seconde case, con tanto di tegole dove invece imperavano le lastre di lavagna: e su questo la Soprintendenza non ha mai detto parola) è emblematico delle contraddizioni nel comparto. Ancora: non si vogliono le pale eoliche sulle isole, non si vogliono in mare lontano dalle isole (come invece fanno in Danimarca, con parchi eolici marini che danno energia a metà Copenaghen) non si vogliono sulle colline. E allora? Si fa persino battaglia al gas metano, e di recente lo tsunami giapponese ha addirittura ridato fiato agli oppositori del rigassificatore offshore a 12 miglia da Livorno sostenendo che con un maremoto diventerebbe una bomba (la cretineria non ha limiti, perché anche i bambini sanno che a 12 miglia dalla costa uno tsunami ha onde alte al massimo 30 centimetri), con buona pace dunque di tutte le strategie relative alle fonti energetiche. Forse la soluzione potrebbe essere quella di tornare a scaldarsi con la legna come nella preistoria, ma salvaguardando ovviamente i boschi. Boh?

A.F.

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Pubblicato il
30 Marzo 2011

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