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L’Enel spinge sull’acceleratore per il nuovo nucleare italiano

Una mappa delle imprese che possono partecipare alla “filiera” per le centrali da costruire – “Passo del gambero” invece per le pale eoliche in mare

ROMA – Il nucleare italiano non è più un tabù. E nei giorni scorsi Enel e Confindustria hanno illustrato, in un meeting tecnico-organizzativo, i progetti che stanno venendo avanti per la ripresa del programma delle centrali nucleari italiane. Tra i programmi c’è quello per la certificazione Epr per le imprese con questa tecnologia.

Quello che si è scoperto, nel meeting Enel-Confindustria, è che tutte le aziende interessate ad essere coinvolte nel programma del nucleare sono già iscritte al portale del “Market Survey” dell’Enel; una specie di sondaggio nazionale per verificare chi ha competenze adeguate e interesse a far parte delle varie “filiere” del nucleare, per successivi passaggi che porteranno al loro coinvolgimento.

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Gli iscritti sono molti di più del previsto, con poco meno di un centinaio di aziende a livello nazionale. Significativi i dati della Toscana, (sesta in ordine di numero di aziende 827) di cui la maggioranza in provincia di Livorno.

Se dunque la ripresa dei programmi nucleari sembra decisa, ci sono invece posizioni differenziate – con una specie di “marcia del gambero”, cioè con retromarce più numerose delle avanzate – per quanto riguarda la realizzazione di estesi “campi” per le energie alternative. Sta perdendo colpi, per esempio, la proposta di estesi campi di pale eoliche in mare lungo le coste della Sicilia, della Sardegna ed anche il progetto di un “campo” sulle secche di Vada (davanti a Cecina, provincia di Livorno) un anno fa dato per probabile con l’approvazione preventiva della Regione.

Se n’era parlato in questi termini anche sulla stampa nazionale. “Nascerà proprio sulla costa livornese, tra Rosignano e Donoratico, uno dei primi parchi eolici marini d’Italia, con una “batteria” di generatori ancorati sulla parte esterna delle secche di Vada che dovrebbero essere in grado di rendere indipendente e completamente “pollution free” una cittadina di circa 50 mila abitanti.”

Il progetto aveva già ottenuto un significativo nulla osta, quello della Regione Toscana che ne ha apprezzato la valenza ambientale. Del resto non è solo l’utopia di rendere la Toscana più pulita a spingere la crescita numerica dei grandi ventilatori: sono anche e specialmente gli incentivi dei programmi europei, nazionali e regionali a mettere in moto i grandi gruppi. Risultato: nel solo 2008 l’Italia ha fatto nascere centrali eoliche sulla terraferma per un gigawatt, con tanto di certificati “bianchi” subito incassati dai produttori. E infatti ci si sono buttati in tanti, sull’eolico di ultima generazione: comprese quelle grandi società dell’energia che storicamente distribuiscono in Italia la corrente elettrica prodotta dalle ultra-inquinanti centrali a olio pesante o addirittura a carbone. Pochi dati illustrano meglio di tutto il crescente investimento nell’eolico in Italia: dal modesto milione di euro nel 2002 si è passati ai circa 6 milioni del 2005 e poi con una impennata quasi verticale al miliardo del 2007, al miliardo e 554 milioni dell’anno scorso (fonte Wind it-Ne Nomisma Energy). Con previsioni di ulteriore crescita per l’anno in corso e il 2010.

In questo quadro, l’ubicazione dei generatori eolici in mare rappresenta però “quasi” un’eccezione. E gli unici casi già in fase avanzata sono quello siciliano, nei pressi di Siracusa, e appunto quello di Livorno sulle secche di Vada. L’eolico in mare infatti – spiegano a Enel Energia – ha alcune caratteristiche peculiari, sia in positivo che in negativo. E’ positivo che sul mare il vento sia più costante e senza impedimenti, quindi il rendimento è migliore. E’ negativo che ancorare le torri su fondali elevati aumenta i costi: e inoltre il salmastro è storico nemico di tutto ciò che è elettrico. Fatti però i conti, l’ubicazione fuori dalle secche di Vada assicura tutti i vantaggi (vento costante, impatto visivo ridotto per la lontananza, impatto acustico eliminato) e riduce gli svantaggi perché i fondali sono ridotti e il cavo sottomarino di distribuzione sarebbe di poche miglia. Non ci saranno inoltre problemi per la navigazione perché le secche sono in ogni caso tabù per le navi. Ma come detto all’inizio, anche questo progetto sta subendo uno stop, sia per l’opposizione di alcuni ambienti che temono un eccessivo impatto visivo, sia per la riconsiderazione da parte di Enel dei progetti nucleari, assai più redditizi come quantità di energia prodotta.

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Pubblicato il
29 Dicembre 2010

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