Nascita e vicende dell’Accademia Navale in una mostra a Firenze per l’unità d’Italia
FIRENZE – Una mostra per due anniversari davvero “storici”: è quella che si è tenuta nei giorni scorsi a Firenze, a palazzo Panciatici, per celebrare i 150 anni della proclamazione del Regno d’Italia e i 130 dell’inaugurazione dell’Accademia Navale di Livorno. Aperta con una cerimonia nella sala del gonfalone, la mostra è stata presentata da Alberto Monaci per il consiglio regionale, da Cristina Scaletti come assessore toscano alla cultura e dall’ammiraglio Pierluigi Rosati, comandante dell’Accademia Navale. La storia dell’istituto è stata illustrata dal professor Marco Gemignani, apprezzato insegnante all’Accademia stessa. Nell’auditorium di palazzo Panciatici sono state anche presentate curiosità nautiche, con una lezione sulla lettura delle carte del Mediterraneo.
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E nella giornata di sabato 18 dicembre, dedicata agli studenti, sono stati anche fatti esercizi guidati per l’impiego degli strumenti nautici di allora e d’oggi.
Una bella e apprezzata celebrazione, dunque, di uno degli istituti militari italiani più prestigiosi, apprezzato in Italia ma anche all’estero, dove numerosi paesi sia della fascia mediterranea sia dell’America latina inviano da tempo i propri allievi per la formazione professionale.
Nel ricordare la storia dell’Accademia navale di Livorno, i relatori si sono riallacciati al sito, che era quello del lazzaretto di San Jacopo, costruito dai Medici per la quarantena degli equipaggi delle navi che venivano da aree a rischio.
L’Accademia di Livorno, nata ufficialmente il 6 novembre 1881, fu infatti allocata nell’ex lazzaretto di San Jacopo, con lavori di adattamento che non ne cambiarono però per molto tempo l’iniziale conformazione. Ma era già molto: perché per l’Accademia Navale della regia marina italiana erano state ferocemente in lizza Genova e Napoli, entrambe con le proprie secolari scuole di marina rispettivamente del regno di Sardegna e di quello delle due Sicilie. Per Livorno s’imposero, oltre che la necessità di trovare un’alternativa ai due prestigiosi litiganti, tra i due litiganti, le pressioni dell’allora ministro della marina e grande progettista navale ammiraglio Benedetto Brin – lo stesso Giuseppe Garibaldi. Il cui figlio Manlio fu uno dei primi allievi dell’istituto.
E’ stato scritto di recente che tanta acqua è passata da allora sotto i ponti, tanti giovani nelle sue aule di studio, tante guerre sono trascorse e troppi dei suoi figli riposano in fondo al mare. L’Accademia Navale di oggi non ha quasi più niente di quella che s’istallò nel lazzaretto, se non le mura di cinta, lo spirito austero e la dura selezione sia per l’ingresso che per l’avanzamento. Allora, fino al primo decennio del 1900, si entrava in accademia anche a 14/15 anni, si studiavano prevalentemente materie marinaresche e poi la formazione vera finiva a bordo, non di rado con qualche scudisciata di contorno. Le punizioni corporali erano consuete anche in Accademia in tempi meno remoti: e non solo i famigerati “giri di barra” sull’alberatura del brigantino da addestramento o le corse allo sfinimento lungo i viali – che di fatto sono state abolite solo da poco – ma anche i “piantoni”, le comandate ed altre delizie. Dicevano che servivano al carattere, e forse era vero. Degli oltre ottomila ufficiali in spe (servizio permanente effettivo) e venticinquemila di complemento che l’Accademia di Livorno ha formato, pochi non sono stati degni delle sue tradizioni. E le guerre – quella vinta e quella persa – non hanno lasciato solo un carico di medaglie e di memorie, ma anche la profonda consapevolezza che la Marina ha fatto il proprio dovere. C’è una storiella – anch’essa raccontata di nuovo di recente, dopo anni di oblio – che si racconta tra i meno giovani: quella di una targa nella Cappella dell’Accademia sulla quale sono incisi i nomi di tutte le navi italiane affondate in combattimento, e che pare fosse osservata con malcelato compiacimento da un ufficiale inglese in visita di cortesia; tanto che a una successiva visita l’ufficiale vi trovò affiancata una seconda targa, con tutti i nomi delle navi inglesi affondate. E il conto non era loro favorevole.
Oggi nessuno parla più di guerra, gli allievi entrano a 18 o 19 anni ed escono laureati, le ragazze sono una solida componente del 20% e l’Accademia Navale è un pezzo di Livorno. Dove ne succedono di tutte, ma “i bimbi dell’Accademia” vanno lasciati stare, e fanno parte del patrimonio di affetti della città. Forse anche perché molti di quei “bimbi” alla fine dei corsi si trovano accasati alle “bimbe” di Livorno, tanto che l’Accademia continua a funzionare pure come … ufficio matrimoniale da tempi immemorabili.
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