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Professione gente di mare

LIVORNO – Le tante amarezze di sfiorare una miniera d’oro, turisticamente e occupazionalmente parlando, per dover constatare che leggi assurde, ritardi burocratici e disposizioni velleitarie mantengono pressoché al palo le potenzialità del comparto nautico italiano.

A fare il punto sulle disposizioni relative ai titoli professionali per la navigazione marittima, da diporto e nelle acque interne, ci ha provato il convegno di due giorni fa al LEM livornese dell’Atena, la benemerita associazione italiana di tecnica navale con la sua sezione toscana presieduta dall’ex preside dell’istituto nautico Francesco Mumolo.

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Dopo i saluti di rito, sono stati approfonditi i temi relativi alla certificazione dei titoli professionali per il settore marittimo, per il diporto nautico con aspetti commerciali – charter, noleggio ma in particolare l’assurdo del calvario per ottenere il titolo di skipper “certificato” per condurre imbarcazioni utilizzate per il charter – e per la navigazione interna. Il tutto partendo dal nuovo ordinamento scolastico, che trasforma gli istituti nautici in istituti professionali in teoria più legati alle esigenze del mercato di comparto, ma ancora con alcuni “buchi” da chiarire. Come del resto è stato evidenziato nella tavola rotonda che ha concluso il pomeriggio di lavori. Sia Ucina che Confitarma hanno ribadito come sia assolutamente indispensabile arrivare a una semplificazione delle normative attuali, per favorire un accesso ai “mestieri del mare” che potrebbero essere uno sbocco significativo per tanti giovani così come avviene in altri paesi dello stesso continente europeo assai meno marittimi dell’Italia. Significativa l’esperienza – per certi versi paradossale – portata dall’ingegner Fabrizio Zonca di Assocharter, che ha riferito di giovani italiani costretti ad andare all’estero solo per poter avere l’agognata certificazione di skipper commerciale ed essere così abilitati – non senza altri problemi burocratici – a condurre imbarcazioni con equipaggi paganti. Zonca ha anche proposto di adottare normative più concretamente logiche come quelle inglesi o francesi che legano la concessione dei titoli alla reale esperienza dei soggetti, certificabile non con un assurdo come quello italiano – due anni di imbarco certificato, una serie di scartoffie – ma con il riconoscimento di circoli a loro volta certificati.

A conclusione del dibattito, che ha visto l’intervento del presidente nazionale di Ucina Bruno Della Loggia dopo l’annunciata puntualizzazione del ministero competente (dottor Enrico Pujia, direzione generale del trasporto marittimo al ministero delle infrastrutture) qualche prospettiva di miglioramento s’è vista. Ma l’impressione è che sui mestieri del mare chi gestisce le leve della burocrazia abbia ancora bisogno di molte lezioni di pratica. E specialmente di normativa moderna in uso da tempo in altri paesi.

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Pubblicato il
27 Novembre 2010

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