MAI – (Stelio Montomoli) – Editrice La Bancarella
In piena fioritura della sua seconda giovinezza – non è mai stato attivo e prolifico come in questi suoi quasi sessant’anni – Stenio Montomoli arriva al suo settimo libro in sei anni con questo “Mai”. Che abbandona – speriamo per poco – il felice filone della vita dei tombaroli inframezzata ai richiami all’esoterismo etrusco, per richiamarsi al suo vecchio amore mai sopito: le lotte sindacali piombinesi, l’inferno vissuto e temuto ma anche affascinante delle colate d’acciaio fuso della Magona, la vita del proletariato di frontiera, stretto tra le miserie quotidiane, i grandi amori giovanili tanto sognati e poco vissuti, e i tradimenti piccoli e grandi degli ideali e delle ideologie.
E’ un Montomoli nuovo, quello che ha buttato giù di getto “Mai”; anche se nei precedenti libri erano già affiorati alcuni dei temi qui sviluppati coralmente, a partire dalla vita quotidiana della gente, e dal grande amore/terrore per il micidiale lavoro in fonderia. Il nuovo di questo libro è che Montomoli tenta di proporlo come la storia di un amore grande che si smarrisce – quello di due giovani che vivono la loro vita ai margini del colosso Magona di Piombino – mentre alla fine il personaggio davvero prevalente, insieme protagonista e deuteragonista, è il sindacato con le sue grandezze e le sue miserie, il partito (che allora non era né poteva essere altro che il Pci, di cui tra l’altro Stenio è stato apprezzato dirigente), lo stesso mondo imprenditoriale con le sue duttilità levantine e le sue piccole grandezze.
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Letto in questa chiave “Mai” è un affresco dettagliato e partecipe – quasi cronacistico- di dieci anni tra i più difficili della storia d’Italia visti e in gran parte subìti dagli operai giovani e meno giovani delle grandi fabbriche siderurgiche di Piombino. Con i riflessi del terrorismo, con la lotta per le conquiste sindacali spesso vanificate dagli stessi esponenti dei lavoratori, con le passioni umane qualche volta prevalenti rispetto a quelle politiche e di solidarietà sociale. E la stessa storia d’amore che cuce tutto questo è alla fine solo una musica di fondo, che non cambia la coralità del grande affresco sui destini di una classe sociale oggi quasi estinta.
A.F.
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