Porti-città: i progetti e le illusioni
LIVORNO – Che i problemi climatici siano di grande importanza anche per i porti e per le comunità che ci vivono intorno è da tempo noto. E il convegno delle sei Autorità Portuali (Valencia, Algeciras, Pireo, Marsiglia, Luka Koper e Livorno stessa) tenutosi nei giorni scorsi alla Stazione Marittima labronica lo ha confermato.
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Va riconosciuto che alcuni dei progetti e anche delle realizzazioni già in corso, presentate nei vari seminari, sono coinvolgenti e significative. Ma va anche detto, per onestà intellettuale, che la totale assenza di una direttiva comunitaria unificata (al di la delle vaghe affermazioni di principio non coercitive) e specialmente l’altrettanto totale assenza degli altri grandi porti italiani, lasciano piuttosto interdetti.
Questo non vuol dire, intendiamoci, che i problemi climatici non siano avvertiti dagli altri porti nazionali oltre Livorno. Ci sono, in alcuni scali anche di fondamentale importanza, studi e indirizzi che si rifanno alle istanze delle città vicine, che puntano all’utilizzo delle risorse messe a disposizione o promesse dalla UE per le fonti alternative, che cercano di guardare oltre l’orizzonte in attesa che anche l’Italia recuperi il tempo perduto e utilizzi centrali “pulite”. Ma l’impressione è che ancora una volta si proceda in ordine sparso, ciascuno per se e (magari !) Dio per tutti: elettrificando alcune banchine, tentando la strada dell’eolico, studiando soluzioni qualche volta anche fantasiose perché i fumi delle navi in ingresso e in uscita non asfissino le comunità urbane vicine.
Conclusione: i convegni sono sempre utili e importanti perché consentono, se non altro, di confrontare idee, iniziative e conoscenze. Ma i porti e l’ambiente dei porti hanno bisogno anche di fatti, che non siano episodici e sperimentali. In questa chiave, forse dal convegno “Climeport” di Livorno ci si poteva aspettare qualcosa di più.
A.F.
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