L’amaro calice di Tirrenia & C. fa temere un nuovo caso Alitalia
Casse vuote sia Roma che a Palermo per Siremar, con oltre 500 esuberi che nessuno vuole ufficializzare – Gli scioperi annunciati a fine mese – La minaccia della procedura d’infrazione dell’Europa sempre più concreta
ROMA – “E’ un maledetto pasticcio”. E’ stato lapidario il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli sulla non-conclusione della gara per la privatizzazione di Tirrenia e sulle vicende che riguardano anche la compagnia collegata nella non-gara, la Siremar siciliana.
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E che non siano problemi da sottovalutare lo si evince giorno per giorno. Oltre ai 600 milioni di euro di debiti della compagnia di Stato, ci sono anche gli esuberi: ufficiosamente almeno 500 persone, tra marittimi ed amministrativi, che non sarà affatto facile sistemare. In più gli stipendi da pagare: secondo la Uil-Trasporti, ci sono addetti che non solo rischiano il posto, ma anche più prosaicamente di portare a casa lo stipendio di questo mese. Si profila, nei fatti, un nuovo caso Alitalia: che minaccia di costare allo Stato risorse importanti, da sottrarre ovviamente a un bilancio già di per se asfittico.
In Sicilia, ma non solo, ormai si parla di scioperi che potrebbero essere devastanti, all’inizio della prossima settimana, per il contro-esodo di fine agosto. C’è poi la spada di Democle dell’Unione Europea, che ha sempre accesa la procedura d’infrazione. Matteoli ha aperto un colloquio con Bruxelles per vedere di ottenere un nuovo rinvio, più tempo per risolvere la “grana”: ma non è affatto semplice. E le notizie degli ultimi giorni, cioè che le casse di Siremar sono assolutamente prosciugate, certo non aiutano. Giancarlo D’Andrea, amministratore unico di Siremar e commissario straordinario di Tirrenia, sta facendo la spola tra Roma, Genova e Palermo alla ricerca di soluzioni. Che ovviamente ci sono. Anzi, ce n’è una facile facile: che lo Stato si accolli debiti e tutto quello che fa parte della “bad society”, ripulisca la situazione ed accetti una gara vera, tra veri privati. Perché se è verità il fatto che la Siremar sarebbe stata accorpata a Tirrenia – nella sciagurata gara finita come sappiamo – solo e unicamente per le pressioni su Roma del governatore della Sicilia; e se è verità che anche le casse della Sicilia sono totalmente vuote; non rimane che prendere atto del mercato. E vuotare l’amaro calice. Che non sarà l’unico, perché la Toscana sta (faticosamente) risolvendo la sua privatizzazione, ma oltre a Tirrenia e Siremar ci sono e matureranno presto anche i problemi di Caremar e Saremar. Come a dire: di amari calici se ne prospettano parecchi.
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