Assoporti: il non potere che logora…
ROMA – C’è chi fa melina, chi si defila, chi più semplicemente sta a vedere dal susino. Ma tutto sembra confermare l’adagio andreottiano secondo cui “il potere logora chi non ce l’ha”. Nel caso di Assoporti, malgrado qualche colpo di coda più mediatico che reale, il potere dell’associazione delle Port Authorities italiane sembra nettamente in ribasso, assai poco supportato dall’interesse del governo Berlusconi.
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Che poi ci sia o no, il governo, al momento sembra irrilevante. Quella che non c’è davvero è Assoporti. E anche la voce che circola, secondo cui ci sarebbe stato una specie di accordo sottobanco con il ministro Matteoli per garantire la conferma di due presidenti di Authority in quota Pd – Mariani a Bari e Piccini a Livorno – viene definita dagli ambienti vicini al ministro come puro e semplice millantato credito. Gli accordi politici, se e quando ci saranno, verranno mediati a ben altri livelli che non quello di un’Assoporti che oggi è rappresentativa più che altro del suo presidente Nerli e di un gruppetto sempre più ridotto di fedelissimi.
Ovviamente questa è un’interpretazione, e nemmeno unanime. Ma che Assoporti non sia oggi nelle grazie di chi guarda a un progressivo distacco dei porti dalla mera funzione di gestione burocratica degli spazi e delle concessioni, è abbastanza evidente. Non c’è solo il fatto che alcuni dei porti più importanti d’Italia abbiano preso le distanze (o non ci siano mai stati in posizioni decisionali, come Genova): c’è in particolare la concezione “paritaria” tra porti sostenuta dall’associazione – tutti uguali con pari diritti e pari dignità, come se non ci fossero differenze abissali tra porti containers, porti per traghetti, porti per rinfusi eccetera – che fa acqua anche in vista della tanto sospirata riforma della riforma. D’accordo, che ancora è lontana; ma che le posizioni di Assoporti non aiuterebbero ad avvicinare.
A.F.
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