L’inverno del nostr scontento
LIVORNO – Rieccoci. Diciamo che ci siamo riposati una settimana, in vista della ripresa di settembre, che ci impegnerà più di sempre. E non solo per le vicende della politica di questo nostro povero Paese. Ma anche e specialmente perché i messaggi che arrivano dai fronti dell’economia marittima sono in buona parte contraddittori; e non forniscono la certezza che la crisi sia ormai alle spalle.
[hidepost]
Come potrete leggere su queste pagine, anche la famosa (o famigerata) riforma della legge 84/94 ormai è finita nel dimenticatoio. Comunque si metta questo scorcio di legislatura, non andrà in porto. Il che significa tra le tante cose anche che le prossime nomine ai vertici delle Autorità Portuali in scadenza avverranno con il consueto balletto tra le istituzioni, le “terne”, il tira-e-molla tra ministero e regioni, le mediazioni della politica. Intanto la portualità italiana sembra di fronte a una svolta epocale: con “sistemi” che si riposizionano (Contship) e con il crescente interesse per i collegamenti ro/ro tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, da considerare quest’ultima come protagonista destinata del prossimo “boom” alla cinese.
Dei porti, e del sistema logistico nazionale, la grande stampa comunque si occupa poco e di malavoglia. E’ più interessata semmai alla paradossale vicenda di Tirrenia, dopo la gara saltata in aria perché l’unico concorrente – come noto – non ha trovato la necessaria copertura finanziaria. Anche la Comunità Europea sembra aver esaurito la pazienza sulla “privatizzazione” della compagnia di bandiera. Ed è difficile capire se il ministro Matteoli – vedi la sua intervista in questo stesso numero – riuscirà come si é ripromesso, a far spostare in avanti i termini stabiliti dalla Ue, che scadono a fine settembre. Tirrenia ci sta costando uno sfacelo: e quando diciamo “ci” significa che costa di danaro pubblico, che viene sottratto dal governo ad altri importanti settori. Insomma, si preannuncia – come scriveva John Steinbeck in uno dei capolavori della letteratura americana – un altro “inverno del nostro scontento”.
Antonio Fulvi
[/hidepost]