L’Africa alla vigilia del boom raddoppio del Pil in 10 anni
In particolare crescerà una “classe media” con consumi simili a quelli europei – La crescita degli investimenti cinesi e l’ipotesi di un grande mercato
MILANO – Sarà l’Africa il nuovo Far East nei prossimi dieci anni. Lo sostiene uno studio di “European House-Ambrosetti”, in vista del Forum internazionale previsto ad ottobre a Taormina per iniziativa della Fondazione Banco di Sicilia.
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In effetti sono sempre di più a credere in una crescita esponenziale del Pil dell’Africa, a cominciare dai paesi del ”miracolo economico” del Far East. Gli investimenti cinesi nel continente africano sono in costante crescita: sulle infrastrutture della logistica (porti, aeroporti, ferrovie e grandi strade) ma anche su comparti di produzione delle materie prime di cui l’Africa è ricca e la Cina invece povera. Tanto che per qualità e quantità la presenza della Cina in Africa viene definita una “nuova colonizzazione”.
Secondo lo studio citato, entro i prossimi 10 anni l’Africa avrà 1,2 miliardi di abitanti, raddoppierà il suo Pil a 1.400 miliardi di euro e vedrà aumentare in modo esponenziale la sua classe media, che ovviamente punterà a un livello di consumi all’occidentale. Risultato: i suoi consumi sono calcolati a 820 miliardi di euro contro gli attuali 420 miliardi. Un boom che si accompagnerà ovviamente al fenomeno dell’urbanizzazione di grandi masse, specie nell’Africa sub-sahariana. E che rappresenta per i paesi produttori di beni di consumo più vicini – in particolare l’Europa – un mercato in enorme espansione, dove sarà possibile giocarsela alla pari con lo strapotere della Cina.
In vista dell’ulteriore crescita dell’urbanizzazione in Africa, al convegno di Taormina verrà addirittura un progetto di “città ideale africana” da 10 mila abitanti: qualcosa tra l’utopia degli architetti e la razionalizzazione delle risorse degli economisti.
Tutto questo fermento non coglie di sorpresa gli armatori, e specialmente gli armatori italiani, che sui collegamenti ro/ro e merci con la sponda sud del Mediterraneo hanno già da tempo puntato. Allungando di fatto in una fitta rete di trasporti quelle “Autostrade del mare” che l’Unione Europea da anni va spingendo a creare anche solo lungo le proprie coste.
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