Tempo per la lettura: 4 minuti

Tutti i problemi della nautica italiana

Un anno da dimenticare sul piano dei risultati – E nuovi appelli al governo perché mantenga gli impegni presi nella precedente edizione della rassegna

Questo l’intervento del presidente di UCINa Anton F. Albertoni alla presentazione del 50º Salone nautico di Genova avvenuta nei giorni scorsi a Milano.

MILANO – Nel 2009 abbiamo vissuto una crisi economica che ha messo a dura prova la capacità di tenuta di molte delle nostre aziende. Oggi, nonostante si intraveda qualche segnale di lieve miglioramento, sappiamo che il cammino da percorrere sarà ancora lungo e che ci vorrà ancora del tempo per recuperare i livelli produttivi passati e intraprendere la via della crescita.

[hidepost]

Nel primo trimestre 2010 il Pil dell’Italia è cresciuto dello 0,6% rispetto al 2009 con una performance migliore rispetto a Francia, Spagna e Gran Bretagna. Segnali positivi arrivano anche dall’export dove si è registrato, nel primo trimestre, una crescita delle esportazioni del 17,2%.

Ciò dimostra la forza del nostro Made in Italy.

Per quanto riguarda il comparto della nautica da diporto, per il 2009 avevamo stimato una contrazione contenuta in una forbice compresa fra il 27% e il 35%.

Oggi, sulla base delle prime elaborazioni dei dati consuntivi 2009, siamo in grado di confermarvi un calo complessivo, 2009 su 2008 del 30,5 %. In questo valore si registra una maggiore sofferenza dei comparti motori e componentistica, rispetto alla cantieristica.

Siamo comunque convinti che al momento della ripresa economica, la Nautica da Diporto sarà uno dei settori con maggiori margini di crescita. Le nostre aziende hanno sempre saputo anticipare le tendenze di mercato e stanno tuttora investendo per meglio cogliere i primi segnali di ripresa.

La nautica si è trasformata in questi anni da settore di nicchia a comparto industriale, un settore trainante e dinamico, che può ancora vantare una leadership mondiale con il 51,3% del portafoglio ordini, nel comparto delle grandi barche.

Con oltre 3 miliardi di dollari di valore, l’industria nautica italiana si presenta al primo posto della classifica dei primi 20 paesi esportatori di yacht e barche da diporto nel mondo. Rispetto ad altri settori del Made in Italy, storicamente votati all’esportazione, la nostra quota di export si è ridotta ad oggi solo del 15%.

La nautica è comunque al quinto posto, nella graduatoria dei prodotti che guidano la leadership del Made in Italy e che vede l’Italia primo Paese esportatore mondiale, come recentemente certificato da una ricerca della Fondazione Edison.

L’innovazione di prodotto e di servizio si stanno rivelando determinanti, accompagnate dalla volontà delle nostre aziende di investire sul territorio italiano, oltre a puntare sull’individuazione di nuovi mercati di sbocco.

Le iscrizioni già raccolte per la 50ª edizione dimostrano come il prossimo Salone Nautico Internazionale rafforzi la sua leadership: a ottobre ci saranno le aziende, le barche e i visitatori del più importante appuntamento del settore.

Ma a ottobre è rimandata anche la politica, come accadeva una volta a scuola, con chi non raggiungeva la sufficienza.

Lo scorso anno – all’Assemblea straordinaria della nautica convocata proprio in apertura del nostro Salone – abbiamo avuto tre ministri ai quali abbiamo presentato il “Piano generale per la nautica”, che avrebbe attratto 3 miliardi di euro di investimenti privati.

“Dobbiamo farlo subito” – concludevo allora nel mio intervento – “Dobbiamo andare all’attacco, innovare, in tutti i campi, anche sui temi fiscali. Questo è un settore che ancora una volta vuole mettersi in gioco, ma ha urgente bisogno di una politica per la nautica”.

Tuttavia, dopo 9 mesi, la riforma della legge 84/94 sui porti attende ancora il parere della Conferenza delle Regioni per proseguire il cammino parlamentare, mentre non abbiamo avuto alcuna risposta sulla linea di azione di Italia Navigando e la ridefinizione dei canoni demaniali è rimandata alla realizzazione del federalismo.

La riforma delle aree marine protette è stata incardinata al Senato, ma muove troppo lentamente i primi passi dell’iter parlamentare.
Sono stati aperti i tavoli tecnici per aggiornare il Regolamento di attuazione del Codice della Nautica e il decreto sui titoli professionali e un altro per creare un esame unico nazionale a quiz per la patente nautica, ma sono tutti da concludere.

Poi si è aggiunta la questione oggi più attuale – per non dire drammatica – perché ha messo in difficoltà il nostro Paese sui mercati internazionali del noleggio dei grandi yacht.

Mi riferisco alla mancanza di norme e interpretazioni certe sugli aspetti fiscali e doganali che spinge i broker a far partire le unità da paesi esteri – in primo luogo la Francia – regalando a loro i benefici fiscali e il rilevante indotto, proprio come avveniva prima dell’introduzione del leasing nautico italiano.

Leasing – è solo il caso di ricordarlo – che in soli 5 anni ha portato 800 milioni di IVA nelle casse dell’erario italiano, denari altrimenti incassati all’estero.

Durante la conferenza stampa dello scorso anno annunciammo la nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate, alla quale oggi, unitamente ai loro colleghi delle Dogane, chiediamo lo stesso pragmatismo e rapidità allora concretamente dimostrati.

A riprova che quando si vuole si possono dare risposte in tempi brevi, vorrei ricordare:

• Il risultato politico raggiunto con l’estensione del Decreto incentivi anche alla Nautica;

• L’inserimento nel disegno di legge sulla Semplificazione, approvato in poche settimane alla Camera, di tre norme:

– l’applicazione delle procedure amministrative del Codice della Nautica a tutte le navi da diporto, anche quelle che esercitano attività di noleggio o sono iscritte al Registro Internazionale,

– lo snellimento delle procedure dei trasporti eccezionali,

– la cancellazione dell’inutile licenza edilizia per i pontili galleggianti – assorbita dalla conferenza dei servizi.

Confidiamo ora nella rapida approvazione al Senato.

Lo stesso può dirsi per l’amministrazione e il comando generale delle Capitanerie di Porto, che con una semplice circolare che semplifica le formalità portuali delle navi adibite a noleggio ha intanto risolto alcuni problemi inerenti queste unità, senza bisogno di norme di legge.

In conclusione, l’industria nautica italiana ha dovuto fare i conti con le difficoltà del momento ma ha saputo trovare in sé stessa la forza per superarle.

La politica, a sua volta, non può farsi imbrigliare dai facili qualunquismi: questa non è l’industria dei ricchi esattamente come la moda non è l’industria dell’effimero, sono invece entrambe fra i pochi pilastri economici su cui il Paese può puntare per rilanciare la sua economia.

[/hidepost]

Pubblicato il
28 Luglio 2010
Ultima modifica
24 Settembre 2010 - ora: 09:48

Potrebbe interessarti

La quiete dopo la tempesta

Qualcuno se lo sta chiedendo: dopo la tempestosa tempesta scatenata a Livorno dall’utilizzo del Tdt per le auto di Grimaldi, da qualche tempo tutto tace: sul terminal sbarcano migliaia di auto, la joint-venture tra...

Leggi ancora

Se rullano tamburi di guerra

Facciamo così: se avete voglia di ripassare con me un po’ di pillole di storia, che possono insegnarci qualcosa sull’attuale preoccupante rullo di tamburi di guerra, provo a pescare nella memoria.   Le spese per rinforzare...

Leggi ancora