Tremonti prepara la “manovra” e taglierà sulle infrastrutture
Si teme che il “fondo” specifico presso il Cipe possa essere pressoché azzerato – Un’emergenza che rischia di scaricare altri problemi sulla portualità
ROMA – Per adesso sono segnali: ma di quelli che anche agli ottimisti fanno tremare le vene ai polsi.
E mentre il presidente di Confitarma Paolo d’Amico si preoccupa (vedi qui a fianco) del registro internazionale e della “tonnage tax”, c’è chi annuncia l’ennesima manovra del ministro delle Finanze Giulio Tremonti per recuperare disperatamente quanto gli serve a non far affondare i conti dell’Italia: nello specifico, l’azzeramento presso il Cipe del fondo infrastrutture, ultime briciole destinate dall’attuale governo al “sistema” dei porti.
Non è una notizia da poco, se si tratta di una notizia vera e non di terrorismo politico. Perché se fosse vera, significherebbe rimandare ancora – se non annullare – gli interventi strategici che i porti aspettano da anni sul piano della intermodalità: strade di penetrazione, collegamenti con le varie reti europee, valichi, eccetera.- A Genova stanno già strillando come aquile spennate per il sospetto che “salti” anche il terzo valico, a La Spezia si teme per la Pontremolese, a Livorno si teme (ancora senza dirlo) per il faraonico progetto della Piattaforma Europa, che non può partire se lo Stato non assicura opere fondamentali come le infrastrutture di protezione a mare. Eccetera.
Invano c’è chi ha provato a chiedere lumi al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, il livornese Altero Matteoli: dicono che passi continuamente tra due stati d’animo, l’incazzato e il depresso. Anche perché il suo ministero – come peraltro altri – sembra ormai “commissariato” da Tremonti, nel senso che non può programmare alcun intervento senza passare dalle forche caudine del Tesoro.
Nei prossimi giorni qualcosa dovrebbe chiarirsi. Ma i segnali, come dicevamo, sono tutt’altro che favorevoli alla speranza. Anche perché è ormai accertato che il governo dovrà varare in poche settimane una “manovra” correttiva (si dice da 25 o più miliardi), dovrà farla quasi unicamente tagliando le spese pubbliche (la pressione fiscale è tale in Italia che non si può ipotizzare una ulteriore “strizzata” senza mandare all’aria il sistema e la stessa coesione sociale) e quindi Tremonti raschierà tutto il raschiabile. Anche a voler essere ottimisti, c’è davvero da preoccuparsi.