Confitarma: dov’è il governo?
Chiesti impegni chiari sulla riforma e sul registro internazionale – I privati hanno investito nella flotta per 30 miliardi di euro
ROMA – Bandiera, investimenti, occupazione: questi i punti sui quali Paolo d’Amico, eletto come già scritto alla guida di Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, ha incentrato la sua relazione all’Assemblea, alla presenza di Emma Marcegaglia, presidente Confindustria, Giuseppe Maria Reina, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, intervenuto in rappresentanza del ministro Matteoli e di oltre 500 persone del mondo politico e amministrativo, armatoriale, economico, marittimo e sindacale.
Dopo aver sottolineato che la ripresa economica mondiale è all’orizzonte e che anche per i mercati marittimi si prevede una crescita del 2% nel 2010, il nuovo presidente di Confitarma ha ricordato che la flotta mercantile battente la bandiera italiana negli ultimi undici anni ha registrato un incremento dell’81%, investimenti pari a 27 miliardi di euro, ed un incremento dell’occupazione del 65%.
“Oggi la flotta italiana è all’avanguardia nel mondo e gioca un ruolo importante per l’economia nazionale – ha affermato Paolo d’Amico – siamo al 12º posto nella graduatoria mondiale delle flotte di bandiera, con quasi 16 milioni di tsl. Purtroppo, la legge finanziaria 2010 ha dimenticato di dedicare le risorse usuali al mare, sottovalutando uno strumento di competitività e di sviluppo quale è da circa dodici anni il Registro internazionale”.
“Vogliamo guardare al futuro con fiducia e con passione, ma abbiamo bisogno di capire se il Governo intenda proseguire sulla strada intrapresa anni fa, oppure se qualcosa è cambiato” – ha affermato il presidente di Confitarma. E’ per questo che “Vogliamo un’indicazione chiara sul Registro internazionale e se il Governo intenda mantenere i suoi impegni, prevedendo adeguate coperture finanziarie per tale istituto” infatti, “anche un minimo segnale di arretramento sul Registro internazionale porterebbe indietro le lancette del tempo per il nostro settore, con il conseguente fallimento di quel disegno di qualificazione dell’occupazione marittima e di progressivo rilancio della flotta e delle attività indotte che per anni è stato perseguito con coerenza, indipendentemente dal colore dei Governi”.
Anche Nicola Coccia, presidente uscente, ha ribadito con forza che è fondamentale mantenere quanto di buono è stato fatto finora “se viene meno la fiducia e si perde la certezza nel diritto, per continuare a competere l’armamento italiano dovrà emigrare all’estero, ipotizzando l’uso di bandiere comunitarie alternative”.
Dopo aver ricordato che “La Bandiera italiana sventola su tutte le nostre navi, siano esse di imprese private o pubbliche”, il presidente d’Amico ha affrontato le numerose problematiche che si frappongono all’ulteriore crescita e sviluppo dell’armamento italiano:
– dall’assenza di una vera strategia per mantenere la leadership dell’Italia marittima nel Mediterraneo, dalle difficoltà burocratiche che l’armamento italiano deve affrontare con ingenti costi di gestione anche per poter adempiere al gran numero di norme – internazionali, comunitarie e nazionali – soprattutto per la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente;
– dalla riforma portuale che non decolla alle autostrade del mare per le quali non solo non è stato prorogato l’ecobonus, ma addirittura si “prevede la possibilità di utilizzare i fondi stanziati in passato per l’“ecobonus” destinato ora allo sviluppo del “ferrobonus”. Dal mancato rinnovo degli sgravi contributivi al cabotaggio, alla privatizzazione del gruppo Tirrenia.